Storico

STOÀ: LE ORIGINI

Cosa significa Stoà? Da dove proviene?

Il termine “Stoà” deriva dal greco στοά e fu fondato dal filosofo Zenone di Cizio attorno al 300 a.C.

Zenone di Cizio (361-263 a.C.) è considerabile il fondatore dello Stoicismo, ossia una filosofia ellenistica basata sulla ricerca dell’Etica perfetta da seguire per raggiungere uno status di felicità.

Per gli stoici questo comportamento consisteva nel vivere secondo il logos, la ragione delle cose e quindi cercare di inserirsi nell’armonia della realtà rinunciando alle passioni ed eliminando il superfluo dalla propria vita che impedisce agli uomini di vivere solo secondo la natura delle cose.

Questa filosofia ha tutt’oggi un’impronta forte nella nostra società occidentale perché ha portato al Giusnaturalismo, ovvero la base della nostra vita sociale che impone la presenza di norme comportamentali, ed ha influenzato anche il Cristianesimo poiché il pensiero degli Evangelisti è stato codificato dallo studio della cultura greca e dallo Stoicismo in particolare.

Cos’era, più precisamente, la Stoà?

La Stoà di Zenone era una portico colonnato dipinto, appartenente alla Agorà settentrionale di Atene e fu eretto attorno al 300 a.C.

Sotto questo porticato, il maestro, passeggiando insieme ai suoi discepoli, esponeva e discuteva le proprie idee.

Stoà era dunque un luogo di “passaggio” e di insegnamento.

Qual è, invece, l’origine della nostra Stoà? E come la intendiamo oggi?

Il nostro Centro Giovanile nasce l’11 novembre 2011 da un’iniziativa di Don Alberto Lolli, sacerdote di San Giovanni, Don Gabriele Lovati, responsabile dell’oratorio San Michele, ed i giovani che frequentavano attivamente gli oratori di Busto Arsizio in quegli anni.

Il desiderio che li mosse nel creare questo centro giovanile consisteva nella speranza dei giovani di avere un posto loro nel quale poter compiere un percorso spirituale di preghiera, al di fuori dell’oratorio, e poter far esperienza in prima persona di una vita comune.

La primissima sede di Stoà era situata nell’abitazione di Don Alberto Lolli; ma successivamente si spostò in via Gaeta 10 a Busto. Questa fu la prima sede ufficiale, dove, sia Don Alberto che Don Gabriele, si trasferirono a vivere.

In quegli anni la pastorale giovanile iniziò a proporre l’idea di fondare dei centri giovanili per accompagnare i giovani nelle vite comuni e, visto tutto l’interesse dimostrato, venne accolta la proposta a livello diocesano. 

La prima direttrice fu Benedetta Candiani e con lei, Stoà gettò le basi per diventare un luogo mirato ad accogliere tutti i giovani della città e dargli l’occasione di fare esperienze spirituali, culturali, attraverso vite comuni, incontri e mostre.

Oggi, Stoà si è arricchita ed evoluta di nuove proposte e idee e con il passare degli anni ha anche trovato una nuova sede in via G. Tettamanti 4, un luogo molto centrale rispetto alla città di Busto e vicino ai luoghi inerenti alla parrocchia; questo elemento ha fatto sì che il concetto di Stoà come una comunità pastorale giovanile si accentuasse ancor di più.

Ciò che invece è rimasto invariato nel corso del tempo è l’aspetto della vita comune che funge ancora oggi da pilastro fondamentale e cuore della proposta.

Qual è la nostra missione oggi?

La “missione” di Stoà e di tutti i giovani, si… compreso tu che stai leggendo :-), consiste nell’essere una casa in cui vivere insieme, creando nuove amicizie e relazioni, e permettendo la crescita spirituale nella fede. Ognuno è chiamato a essere un elemento attivo nell’ambito della pastorale giovanile.

Le tematiche proposte quest’anno sono la vita come dono e l’accoglienza, come punti fissi attraverso cui è possibile fare vita comune ed avere accesso ad un approfondimento educativo e spirituale personale per conoscere la realtà cittadina e fare gruppo. Tutto questo, divertendosi!!

Questo articolo, della rubrica “Le Penne di Stoà”, idea nata da giovani per i giovani, vuole essere un’occasione e un invito per venire a conoscere Stoà e tutti coloro che la frequentano tenendo a mente che i giovani hanno la responsabilità di alimentare e costruire la comunità pastorale per loro stessi e per i giovani del futuro.

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