Storico

SAN GIOVANNI BOSCO

Giovanni Bosco, nato da una famiglia modesta di contadini nel 1815 a Murialdo (TO), si dedicò fin dalla tenera età di dieci anni all’aiuto dei suoi compagni; verso i quattordici nascerà l’aspirazione alla vocazione educativa e sacerdotale.

Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1841 e aver passato del tempo come ospite del convitto di San Francesco d’Assisi a Torino, prese parte ad una delle opere benefiche della Marchesa di Barolo dalla quale prenderà alcuni spunti che gli permetteranno di dar vita alla sua opera educativa più celebre: l’oratorio.

Con l’aiuto dell’amico don Rua fonderà la Congregazione Salesiana, le cui caratteristiche principali erano la carità e la bontà, qualità proprie di San Francesco da Sales, santo da cui appunto prende il nome.

Infine, si occuperà di attività missionarie, anche in Patagonia. Morirà a Torino il 31 gennaio del 1888 e verrà canonizzato nel 1934.

Don Bosco descrive il suo metodo educativo nel libro “Il sistema preventivo nell’educazione dei giovani”.

Egli distingue due principali sistemi utilizzati nell’educazione dei giovani: quello repressivo e quello preventivo.

Il sistema repressivo consiste nel far conoscere le regole ai giovani, sorvegliare i trasgressori ed infine infliggere, se necessario, delle punizioni.

Con questo sistema l’educatore deve essere minaccioso e sempre severo, egli deve evitare ogni familiarità con i giovani. L’educatore per accrescere la propria autorità si trova di rado con i giovani, spesso per infliggere punizioni.

Questo sistema è meno faticoso e più facile, viene utilizzato spesso nel mondo militare e tra gli adulti, che sono in grado di agire in conformità alle leggi e alle altre prescrizioni.

La filosofia educativa di Don Bosco sposa invece il sistema preventivo, esso si basa su tre principi fondamentali: ragione, religione e amorevolezza; esclude ogni punizione violenta e cerca di evitare anche le punizioni lievi.

San Giovanni Bosco

Il santo riconosce la tendenza dei giovani a dimenticare le regole e le conseguenti punizioni; quindi, egli ritiene che, avvisandoli preventivamente e amichevolmente sul comportamento da tenere, essi non si arrabbieranno per i rimproveri o per la correzione ricevuta perché il preavviso li motiverà a comprendere la necessità della correzione. In più, grazie a questo metodo, è possibile conquistare il cuore dei giovani influenzandoli positivamente e condividerne il percorso di crescita. Per la messa in pratica di questo metodo don Bosco si ispira alle parole di San Paolo, che sottolinea come sia fondamentale essere pazienti per poter educare al meglio il prossimo:

“Caritas benigna est, patiens est; omnia suffert, omnia sperat, omnia sustinet” (La carità è benigna e paziente; soffre tutto, spera tutto e tutto sostiene).

Questo articolo, della rubrica “Le Penne di Stoà”, idea nata da giovani per i giovani, vuole essere un’occasione e un invito per venire a conoscere Stoà e tutti coloro che la frequentano tenendo a mente che i giovani hanno la responsabilità di alimentare e costruire la comunità pastorale per loro stessi e per i giovani del futuro.

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