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Il futuro progetto di Stoà

Nell’ultima catechesi del 14 maggio abbiamo affrontato il tema del futuro progetto di Stoà. Perché “futuro” e non semplicemente “nuovo”? Oltre a rappresentare un’evoluzione del progetto originario di Stoà, vuole fornire ai giovani una possibilità di esprimersi e contribuire attivamente. Quella che oggi è ancora una bozza diverrà infatti un testo definitivo da consegnare all’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, in occasione della visita pastorale prevista per l’autunno. 
All’inizio della catechesi Fra Sandro ha rievocato alcuni momenti significativi del percorso di catechesi di quest’anno. In particolare si è soffermato su due principi: l’importanza della figura del testimone e la non appropriazione del bene. Le testimonianze degli ospiti intervenuti durante le catechesi sono state come una restituzione dell’esperienza del Signore nella loro vita che ha guidato le loro scelte.
Secondo gli insegnamenti di San Francesco, infatti, il bene non nasce dentro di noi, ma ci viene affidato dal Signore e per questo va restituto.

Successivamente Don Matteo si è soffermato principalmente sulle relazioni interpersonali, sulle origini di Stoà e in conclusione su una descrizione generale del futuro progetto. Lo scopo della Chiesa, degli oratori e del centro giovanile non è quello di imporre, ma di coinvolgere ed includere, credenti e non credenti.
Stoà si presenta un “noi” collettivo, una comunità che si muove insieme in ogni momento, grazie anche all’aiuto di educatori che, collaborando con il resto dei giovani, si mettono in gioco per aiutare ciascuno a comprendere il proprio ruolo nella società. 
La paura del conflitto emerge spesso nel momento in cui sorge la necessità di confrontarsi con il prossimo. Nel terzo capitolo del futuro progetto, “Centralità di Cristo”, si legge infatti: “La comunione è un combattimento di ogni istante. La negligenza di un solo momento può frantumarla; basta un niente, come… un giudizio ostinatamente conservato”. 
Ecco perché Stoà non è solamente un luogo “chill”, ma è anche un punto di ritrovo importante per scambiarsi opinioni e per fare del bene, a sé stessi e agli altri, attraverso tutta una serie di attività descritte nell’appendice del progetto, suddivise nei vari team di lavoro. Un altro concetto importante che emerge è la distinzione fra comunità e vita comune, si può dire in un certo senso che una è contenuta nell’altra. La vita comune comprende una parte basilare e materialistica dello stare in compagnia, tra cui il dormire e il mangiare insieme. La comunità invece racchiude anche un senso spirituale e psicologico, il quale ha il compito di stimolare la responsabilità e l’organizzazione all’interno di un gruppo di persone. 

Il primo progetto storico, intitolato “Orientamenti” è nato nel 2011, ed è il risultato dell’incontro tra molteplici oratori, i quali, ispirati da Don Severino Pagani, hanno unito i loro pensieri. Dal momento che gli oratori faticavano ad organizzare tutti gli eventi e considerando che la presenza di preti e suore non era sempre garantita in ogni contesto, si è resa indispensabile la necessità di riunire queste attività in un luogo che aiutasse ad unificare le persone: il centro giovanile Stoà di Busto Arsizio. La prima sede era situata in Via Gaeta e nel 2021 si è trasferita in Via Tettamanti. Il contributo collettivo fra le varie organizzazioni viene valorizzato in questi termini: Stoà aiuta gli oratori a creare gli ambienti di collettività, ma allo stesso tempo Stoà non deve essere considerato come un “luogo sostituto” di un oratorio. Inizialmente questo centro giovanile veniva rappresentato solamente dalle parrocchie del centro (San Giovanni, San Michele), fino ad estendersi in modo graduale verso le zone più periferiche, situazione giustificata anche dal fatto che le parrocchie in precedenza erano più divise, mentre ora si nota un maggiore senso di appartenenza alla stessa città.
Nella bozza del progetto futuro, come già nel libretto originale, ci si sofferma sul termine “Stoà”, che deriva dal greco e significa “portico”. La finalità è quella di riunire ognuno di noi sotto questo portico: metaforicamente è come se ci stessimo riparando da un forte temporale, rimanendo protetti da eventuali insicurezze e minacce che il mondo esterno cerca di incuterci. Un portico è formato da dei pilastri che lo sostengono, non solo fisicamente, ma anche concettualmente. Questi pilastri hanno come fondamento Gesù, il quale è la via, la verità e la vita. Stoà infatti incentra la sua attenzione sulla spiritualità e preghiera (la via), sulla cultura e gli eventi (la verità) e sulla comunità e la Chiesa (la vita). 

Il primo tema affronta la dimostrazione della nostra fede all’interno della pastorale giovanile, il secondo invece è improntato sulla comunicazione e la trasmissione dei valori del bene culturale, affrontando tematiche di attualità che stanno influenzando il mondo di oggi, il terzo tema invece, come già descritto in precedenza, rappresenta un forte senso di collettività legato al saper vivere insieme. Questi tre pilastri possono essere intesi come delle “funzioni di vita” e non come delle “variabili di vita”, nel senso che dipendono solo dallo stato iniziale e finale del proprio cammino e non da come esso è stato attraversato. Questi tre percorsi nel tempo possono intrecciarsi, oppure viaggiare sempre su dei binari paralleli, l’importante è che raggiungano tutti la stessa meta: la Parola di Dio. Come diceva Papa Giovanni Paolo II: “Se si è capaci di scorgere nelle molteplici manifestazioni del bello un raggio della bellezza suprema, allora l’arte diventa una via verso Dio e spinge l’artista a coniugare il suo talento creativo con l’impegno di una vita sempre più conforme alla legge divina”. 

In linea generale il futuro progetto è così strutturato: è presente una prima parte, dove viene indicata l’importanza degli educatori, c’è in seguito una seconda parte, che affronta maggiormente il tema della spiritualità e, in conclusione, un’ultima parte, che descrive la struttura del centro giovanile, intesa sia come infrastruttura ma anche a livello di ruolo di ogni persona, oltre alla definizione delle principali regole da seguire nella Comunità Giovanile. 
Inoltre sono presenti due punti fondamentali, su cui varrebbe la pena soffermarsi. Nel primo capitolo, relativo all’urgenza educativa, colpisce la necessità di “un lavoro che contrasti il progressivo e sempre più preoccupante appiattimento culturale”. L’uomo sente sempre il bisogno di dover necessariamente fare qualcosa e finché si rivela uguale a quello che compie il resto della società non insorge nessun problema, nel momento in cui però desidererebbe mostrarsi diverso dagli altri a volte si può sentire frenato, per paura di essere giudicato negativamente. Questo si rivela ostativo ad una possibilità di confronto e si rischia di perdere nel tempo la propria personalità o peggio ancora, non riuscire nemmeno a crearsela. 
Nel quarto capitolo “Il Centro Pastorale Giovanile” al paragrafo “Tre colonne e un portico” si nota un certo collegamento con il primo capitolo, rimarcando il fatto che gli antichi principi, che Gesù ci aveva insegnato, devono essere seguiti anche al giorno d’oggi. Gesù di fatto è stato proprio il fondatore di questi tre pilastri della comunità giovanile, le tre colonne citate nel paragrafo sono esattamente la risposta all’urgenza educativa odierna.
Come accennato all’inizio, questo progetto è attualmente solo una bozza poiché ognuno di noi può offrire il proprio contributo proponendo idee, consigli e riflessioni.

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Autori

  • Ciao, sono Davide Negri e ho 27 anni. Le mie passioni sono la danza irlandese e il teatro. Lavoro in un’azienda chimica e nonostante mi dedichi alle discipline scientifiche, sono anche uno scrittore. Trovo interessante immedesimarmi in certe situazioni, vissute da persone che hanno avuto modo di esprimere la loro testimonianza in diverse occasioni e mi piace affrontare alcune tematiche di attualità. Tutto questo mi ha ispirato ad intraprendere il percorso delle penne.

  • Mi chiamo Gaia e mi sono laureata in comunicazione, media e pubblicità all’università IULM di Milano.
    Da sempre ho la passione per la lettura e la scrittura ma anche per la musica: da piccola mi piaceva inventare canzoni e scrivere storie per esprimere quello che a voce non riuscivo a dire.

Davide Negri

Ciao, sono Davide Negri e ho 27 anni. Le mie passioni sono la danza irlandese e il teatro. Lavoro in un’azienda chimica e nonostante mi dedichi alle discipline scientifiche, sono anche uno scrittore. Trovo interessante immedesimarmi in certe situazioni, vissute da persone che hanno avuto modo di esprimere la loro testimonianza in diverse occasioni e mi piace affrontare alcune tematiche di attualità. Tutto questo mi ha ispirato ad intraprendere il percorso delle penne.

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