
Riflessioni sull’amicizia
Questo giovedì 18/12, a Stoà, nella catechesi decanale, saremo chiamati a riflettere sull’amicizia, su cosa possa derivare da questa, se il bene o il male. L’amicizia può, certo, essere una delle esperienze più belle al mondo, una buona amicizia dà sapore alla vita, fa vivere ogni attimo in modo più intenso e più vero; allo stesso tempo, però, un’amicizia autentica può essere difficile da trovare. Chi non è abituato a chiamare “amico” una semplice persona che vede spesso, ma con cui non ha mai avuto un vero dialogo o con cui non ha condiviso nulla di particolare?
Molti spunti interessanti sull‘amicizia in tutte le sue sfaccettature si possono trovare nel libro “I ragazzi della via Pál”: il libro racconta la storia di un gruppo di ragazzi che lotta con la banda rivale per il controllo del “Grund”, il loro terreno di gioco, che in realtà è solo il piazzale di scarico di una segheria, a Budapest. Da una parte i ragazzi della via Pál, guidati dal saggio Boka, dall’altra le “Camicie Rosse”, guidate da Feri Áts. La storia racconta di ragazzini, ma fa riflettere su temi impegnati, come il tradimento, le diverse qualità della vera e della falsa amicizia.
Il tradimento e l’amicizia di scarso valore si ritrovano entrambi in questo passo, in cui Csele, uno dei ragazzi della via Pál, prende contezza del tradimento di Geréb, prima appartenente alla sua stessa banda.
A mezzogiorno, in una stradina, Csele si trovò faccia a faccia con Geréb. Quest’ultimo, con un tono di superiorità che gli era assolutamente estraneo e che evidentemente aveva assunto forzatamente, gli disse: “Da oggi in poi, voglio che tu sappia, io non sono più uno dei vostri. Non sto con la gente che si fa comandare da Boka. La mia strada è un’altra, e io diventerò un generale. Addio”. Csele, che era sincero e non capiva l’ambizione meschina, rispose con tristezza: “Se abbandoni il Grund per farti un nome altrove, sappi che non troverai amici migliori dei tuoi vecchi compagni”. Ma Geréb se ne andò con un’alzata di spalle, come se avesse superato finalmente una fase puerile.
In questo passo, invece, possiamo vedere in atto il pentimento di Geréb, che torna dalla sua banda, per chiedere il perdono di Boka, il loro capo.
Geréb, con il cappello in mano, si sentì morire di vergogna. Si fece avanti in silenzio, ma con il cuore che gli batteva forte, e disse a Boka con voce roca: “Ho sbagliato. Sono stato un pazzo, un miserabile. Non pensavo al Grund, pensavo a me stesso. Voglio chiederti perdono. Ho capito che l’amicizia non è un grado da generale e non si compra con l’intrigo. Ti prego, dimmi che posso tornare. Non voglio più comandare, voglio solo far parte della via Pal, se solo mi riaccettate”. La sua prostrazione era sincera e, in quel momento, capì la differenza tra l’ambizione vuota e la lealtà che lega i veri compagni.
In questo ultimo passo, invece, possiamo vedere le riflessioni di Boka, il capo, su Nemecsek, il più piccolo del gruppo, che, seppur malato, aveva di nascosto partecipato alla “battaglia” contro le camicie rosse. Per lo sforzo eccessivo però le sue condizioni si erano di molto aggravate e, nonostante tutti i tentativi, era morto qualche ora dopo.
Boka sedette al capezzale e lo guardò. Pensò: “Noi, tutti noi, siamo stati ingiusti con lui. Lo abbiamo schernito, lo abbiamo chiamato ‘piccolo’, lo abbiamo sempre messo per ultimo. Non abbiamo mai pensato che proprio in lui si nascondeva l’anima più grande e pura tra tutti noi. Quanti eroismi silenziosi ha compiuto per il Grund, mentre noi eravamo qui a giocare a palle di vetro e a litigare per un grado! E ora, tutto è inutile. Abbiamo scoperto il vero amico, ma l’abbiamo scoperto solo quando ci stava lasciando”.
Ma dunque qual è il fondamento della vera amicizia? La risposta ci viene dal vangelo, da un passo conosciuto, ma mai scontato, in cui Gesù stesso ci dà il comandamento per raggiungere una amicizia piena, completa, e quindi vera:
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Gv 15, 12-15
La ricetta dunque è semplice, anche se può sembrare strano: Gesù non ci dà altro comandamento che amarci a vicenda come Lui ci ha amati. Questo basta a rendere ogni amicizia vera e piena.
Grazie per aver letto questo articolo, ci piacerebbe sapere cosa ne pensi: quali messaggi o parole ti hanno colpito di più? Lascia il tuo commento qui sotto e contribuisci anche tu a questo progetto! Se vuoi sapere qualcosa in più su di noi Clicca Qui.
