
Il filo rosso che ci unisce
Del Vangelo secondo Matteo mi piace sempre parlare della chiamata di Simone e Andrea a diventare Discepoli. Gesù, camminando presso il mare di Galilea, vide i due fratelli e disse loro:
«Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini.» (Mt 4, 18-22)
Loro subito lasciarono le reti, ciò che li “definiva” fino a quel momento per seguire Gesù verso una nuova possibilità”.
“Che bello il mondo da quassù! La terra è così lontana, sto toccando il cielo con il dito! Cerco di guardare il Sole che mi sta scaldando ma, al contrario di quello che vorrei, mi fa solo chiudere di più gli occhi. Allora guardo in basso: i fiori in primavera hanno dei colori così belli e vivi che salterei giù per raccoglierli. Guardo un istante davanti, sorrido e salto più in alto che posso! Ed eccole, le mani più grandi e protettive che ci siano: quelle del mio papà, pronte ad accogliermi. Il salto dal muretto è il mio gioco preferito quando il mio papà mi porta al parco. So che mi prenderà sempre”.
“La sua stanchezza era quasi palpabile: non era solo fisica, con ogni probabilità era stata una giornata pesante da tutti i punti di vista. Il ragazzo accanto a lei doveva essersene accorto perché appoggiò la mano sulla sua e, quasi istintivamente, lei si lasciò cadere sulla spalla del giovane, sottintendendo un legame molto più forte del semplice affetto. Ed io ero lì, seduto di fronte a loro, sorridendo davanti a tale immagine mentre la metro viaggiava veloce, inconsapevole delle belle storie di vita di cui è sempre teatro”.
“La password deve contenere almeno 8 caratteri, una lettera maiuscola, una minuscola, un numero e un simbolo speciale. Perché deve essere sempre così complicato? È davvero necessario se voglio che i miei dati rimangano privati? Forse per i siti importanti sì, ma per il resto è davvero indispensabile nascondere tutto a tutti? Effettivamente sì, non so mai su chi possono contare oppure no. L’esempio più lampante è sicuramente il cellulare. Voi direste la vostra password a qualcuno? Io no, non lascerei mai che qualcuno vedesse quello che scrivo, chi contatto, … insomma, non si sa mai: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.
“Un pomeriggio ho chiamato la mia migliore amica, una ragazza che conosco da tanto tempo, con cui ho un rapporto molto stretto e con cui mi sento al sicuro. Durante la chiamata, ho pensato di confidare una mia difficoltà, un pensiero profondo che tenevo da tanto dentro di me e lei ha saputo ascoltarmi, consigliarmi e tranquillizzarmi a riguardo. Il giorno seguente, a scuola, ho sentito delle altre ragazze dietro di me, che per me erano solo conoscenti ma che sapevo essere amiche della mia migliore amica, dialogare riguardo ciò che la sera precedente avevo confidato con riservatezza e che nessun altro doveva sapere oltre alla mia cara amica. In quel momento ho sentito dentro di me qualcosa, la nostra amicizia era improvvisamente cambiata, mi è sembrato di scoprire un nuovo lato di una delle persone più importanti per me e di cui mi sono sempre fidata ciecamente … insomma, sapevo che il nostro rapporto, da quell’attimo in poi, non sarebbe più stato come prima”.
Caro lettore, cara lettrice; a questo punto, vi starete chiedendo: “cosa c’entrano questi brani l’uno con l’altro”? Effettivamente sono molto diversi tra di loro: storie di vita lontane nello spazio e nel tempo, pensieri contrari e situazioni estremamente diverse; eppure, questa apparenza nasconde in sé qualcosa di molto più profondo e di molto più vicino a noi di quanto possiamo immaginare. Sì, perché in ognuno di questi brani e in ogni nostra relazione c’è un filo rosso.
Non è sempre chiaro quale sia il destino e la missione di questo filo rosso: può essere il motore per seguire una nuova possibilità come nel Vangelo (Mt 4, 18-22), la base per una delle relazioni più autentiche ovvero quella tra padre e figlio o il principio che rende complice una coppia di innamorati. Tuttavia, esso può essere nascosto agli occhi di qualcuno che non crede in lui oppure può essere addirittura spezzato nonostante, apparentemente, sembri il più saldo del mondo.
Questo filo rosso, però, è davvero così robusto! Con pazienza e costanza, i tessuti cuciti con esso saranno uniti e forti contro ogni resistenza possibile non solo nelle nostre vite, ma anche nella Bibbia. Infatti, recitano così gli Atti degli Apostoli (2, 46-47):
“46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati”.
Questa lettura, protagonista della seconda serata di esercizi spirituali di quest’anno a Rho (1-3 dicembre 2025) è particolarmente emblematica: i credenti perseverano insieme e siamo chiamati anche noi in prima persona a ciò affinché il filo sia sempre più saldo. Con chi? Con Dio, con i nostri genitori e i nostri parenti, con le persone che amiamo, con chiunque ci circonda e con i nostri amici.
A questo punto, allora, il filo rosso apparentemente astratto inizia a concretizzarsi e prendere forma nella relazione con l’altro. Ma solo questo non basta.
È proprio grazie a questa perseveranza che, nella nostra mente e nelle nostre azioni, il filo rosso che ci unisce deve intrecciarsi, annodarsi e distendersi fino a formare la parola fiducia.

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