
L’amicizia tra antropologia e spiritualità
Giovedì 18 dicembre 2025 abbiamo approfondito ulteriormente un tema che è già stato oggetto della scorsa catechesi: l’amicizia. L’argomento è stato trattato sotto due prospettive: una antropologica e una spirituale.
La riflessione è partita dalla considerazione che l’amicizia è una sfida di relazione. Nell’amicizia portiamo tutti noi stessi, i pregi e i difetti, le gioie e le fatiche della nostra giornata. Ma dobbiamo anche chiederci se nel valutare le nostre amicizie pensiamo egoisticamente solo al nostro punto di vista, o teniamo in considerazione anche l’altra persona. Per capire meglio questo aspetto possiamo immaginare tre situazioni un po’ estreme e generalizzate, ma che contengono comunque una verità.
L’amico può essere la nostra valvola di sfogo: quando abbiamo bisogno di staccare, ci permette di distrarci, sollevandoci temporaneamente dalle nostre preoccupazioni.
Un altro esempio è l’amico che ci offre sempre un compatimento e, a volte, ci fomenta nei conflitti, condividendo sempre la nostra visione.
Infine, un amico può essere una sorta di nostro alter ego, qualcuno con il quale condividiamo la mentalità, tutte le fatiche, tutti i momenti.
Questa è amicizia?
L’amicizia non è solo supporto incondizionato, ma anche autocritica: l’amicizia deve consentire il nostro miglioramento e la nostra crescita. Proprio per questo Papa Leone ha detto ai giovani a Tor Vergata: “L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada per la pace”.
Don Matteo a riguardo ha concluso con una frase molto significativa: “La vera amicizia mi educa al dialogo con l’altro diverso da me, mi aiuta a comprendere i passi che io posso compiere nella mia vita, mi educa a non sentirmi sempre al centro, ma a mettere al centro l’altro, mi educa all’ascolto e al silenzio, alla tenerezza e alla durezza, al pianto e alla gioia”.
Nella seconda parte di catechesi fra Sandro ha invece affrontato la prospettiva spirituale. Innanzitutto l’amicizia ha due caratteristiche fondamentali. L’amicizia è diversa da un rapporto di parentela, questa non ci è data, ma è ricercata e coltivata attivamente nella nostra vita. Ma soprattutto, è un rapporto alla pari. L’amicizia è alla base del rapporto con Dio. Fin dal’inizio, Dio ha cercato un rapporto di amicizia con l’uomo, al punto che passeggia nel giardino dell’Eden desiderando di incontrare Adamo ed Eva; chiama Mosè amico; e circonda Gesù, Suo figlio fatto uomo come noi, di discepoli Suoi amici. Gesù stesso infatti dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal padre mio l’o fatto conoscere a voi” (Gv 15,9-17).
Da questo emerge un rapporto alla pari tra l’uomo e Dio, e questo ci sconvolge. È difficile per noi pensare che un Dio onnipotente scelga di avvicinarsi alla nostra condizione, seppur fatta di fragilità e peccato. Spesso preferiremmo un Dio a cui possiamo rivolgerci per risolvere i nostri problemi, ma questa sarebbe la via più comoda, tuttavia l’amicizia è fatta di impegno.
L’amicizia è un atto profetico, anzi fra Sandro si spinge oltre, definendola un sacramento. Nell’amicizia Dio si concretizza e si rivela, entra in rapporto con noi nell’amico che abbiamo accanto.
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