Argomentativo

ACCOGLIERE COME ZACCHEO E FRANCESCO

Uno dei temi chiave dell’anno di Stoà è l’Accoglienza, per definizione “ricevere qualcuno o qualcosa, accettare”. Riflettendo sul significato della parola Accoglienza non può che venirci in mente un passo del Vangelo di Luca, quello di Zaccheo.

L’evangelista ci dice che Zaccheo era molto ricco ed era il capo dei pubblicani, ovvero coloro che riscuotevano le tasse per conto dei romani, spesso in modo eccessivo; per cui queste figure erano trattate quasi come degli emarginati dalla comunità ebraica. Ma, nonostante questo, Zaccheo è colto da un interesse genuino nei confronti di Gesù, fatto che lo spinge ad arrampicarsi su un albero di sicomoro per poter scorgere meglio il figlio di Dio.

Appena Gesù lo vede lo chiama per nome e gli dice di scendere perché Lui ha intenzione di soggiornare a casa sua. La reazione di Zaccheo è pura gioia, questo riconoscimento personale lo fa sentire per la prima volta accolto, riempie quel vuoto che Zaccheo stava provando e lo trasforma facendogli accogliere Gesù; difatti promette di distribuire tutto il suo patrimonio ai poveri e di restituire tutto ciò che ha sottratto, sottolineando quindi l’importanza della Riconciliazione. Quindi potremmo dire che l’accoglienza sia contagiosa e generi altra accoglienza. Penso sia capitato a tutti, almeno una volta nella vita, che dopo un gesto gentile verso un’altra persona, essa cambi in positivo il modo di atteggiarsi con voi.

Gesù lo sceglie, nonostante lo sconcerto della folla, perché l’accoglienza va oltre i pregiudizi sociali, culturali e geografici: è indiscriminata.

Un’altra figura chiave se parliamo di accoglienza è sicuramente, come disse Vincenzo Gioberti, “il più santo tra gli italiani, il più italiano tra i santiFrancesco d’Assisi.

Uno dei momenti più iconici della vita del frate è stato l’incontro con il lebbroso: quando Francesco si imbatte in lui si riempie di orrore, ma riflettendo sul fatto che vuole diventare cavaliere di Cristo capisce che deve vincere prima di tutto sé stesso e le sue paure; gli porge del denaro e lo bacia.

Il santo decide di mettere da parte le condizioni della persona e lo abbraccia indiscriminatamente, come se fosse suo fratello; avviene quindi un cambiamento personale di Francesco, che non sarà più colpito da orrore e non vedrà più il lebbroso attraverso la sua condizione, ma come una persona sua simile.

Ciò si collega ad uno dei componimenti più celebri del frate: il Cantico delle Creature.

Nell’opera, Francesco riconosce ogni elemento della creazione come fratello o sorella. Accoglie non solo gli esseri umani, ma anche il sole, la luna, il vento e altri elementi naturali come parte della famiglia di Dio. L’accoglienza porta, quindi, ad un mutamento della prospettiva del frate nei confronti del creato e del Creatore. Questa prospettiva ampliata riflette l’accoglienza francescana della totalità della creazione.

Nell’accogliere bisogna andare oltre le barriere che si sono instaurate nel tempo fra gli uomini: San Francesco, nella sua vita, ha più volte cercato di instaurare una mediazione tra cristiani e musulmani cambiando sguardo, andando oltre i confini del diverso (religiosi, culturali, et cetera), cercando di comprendere e rispettare gli altri, come se si stessero parlando da sorella a sorella o da fratello a fratello, come quando ha incontrato il Sultano al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta.

Grazie al fenomeno della globalizzazione, ormai, è sempre più facile incappare nella diversità. Capita sempre più spesso di incontrare persone con culture e storie diverse ma questo non deve mai essere un limite nell’accettare qualcuno.

Sia Zaccheo che San Francesco, figure separate dal tempo e dalla geografia, si uniscono nell’insegnamento dell’accoglienza e della carità. La storia è ricca di figure come loro, ma non dobbiamo pensare che siano separate, scollegate da noi; ognuno nel proprio piccolo o nella propria comunità può impegnarsi nel trattare tutti come propri fratelli e sorelle.

È proprio questo il tipo di accoglienza che ci piacerebbe vivere e far vivere all’interno di Stoà.

Questo articolo, della rubrica “Le Penne di Stoà”, idea nata da giovani per i giovani, vuole essere un’occasione e un invito per venire a conoscere Stoà e tutti coloro che la frequentano tenendo a mente che i giovani hanno la responsabilità di alimentare e costruire la comunità pastorale per loro stessi e per i giovani del futuro.

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