
Stoà riapre da … voi
Il 17 ottobre 2024 si è tenuta la serata di apertura e di presentazione delle attività che Stoà svilupperà durante il corso del nuovo anno. Durante questo viaggio, i giovani della comunità avranno occasione di riflettere sul tema del perdono e, soprattutto, della speranza, in vista del Giubileo 2025 dal titolo: “Pellegrini di Speranza”.
Ma cos’è per noi la speranza? Possiamo immaginarla come una compagna, incontrata lungo la strada ascoltando le note di una canzone nelle cuffie o presentataci da un amico in una serata di chiacchiere, seduti su un muretto. Ci aggrappiamo a questa figura con tutte le nostre forze, la stiamo ad ascoltare con attenzione, proviamo a imitarne il comportamento, e quando ormai ci ha insegnato la via, la ringraziamo e la salutiamo, non sempre sicuri di rincontrarla.
Ma quanto sarebbe più facile crescere con lei, non in solitudine, bensì circondati da una grande famiglia colma di amore e fede? Stoà si è sempre posta questo obiettivo, sebbene il tempo trascorra e le persone che abitano questa realtà cambino. Dopo la presentazione, ne abbiamo brevemente discusso con Andrea, ex responsabile Vite Comuni che ha visto Stoà cambiare negli ultimi anni. “La mia partecipazione a Stoà è iniziata nel 2019”, racconta, “quindi ancora nella sede vecchia. Ho vissuto il periodo del COVID e anche il periodo di “transizione” tra sede vecchia e sede nuova quando c’era come direttrice Roberta, poi c’è stato Paolo e ora John. Penso che Stoà abbia saputo adattarsi bene anche a questi cambiamenti. Io, purtroppo, negli ultimi anni ho frequentato un po’ meno però ho visto tanto entusiasmo da parte dei ragazzi, soprattutto questa sera”.
L’entusiasmo di cui Andrea ci ha parlato è, senza dubbio, una base solida per i tre pilastri su cui si costruisce il nostro “portico”. Il primo pilastro sono le Vite comuni, sinonimo di stare insieme. Attraverso la condivisione di tutti gli aspetti della quotidianità, si scopre quanto sia straordinario e speciale accogliere, scoprire il diverso e vivere dando un senso concreto a quello che è Stoà: una casa da abitare. Ecco, dunque, il secondo pilastro fondante, ovvero la Spiritualità. Essa rappresenta il fulcro della vita qui ed è fondamentale per la profonda ricerca di Chi sta al centro della nostra esistenza. Questa dimensione non è facile da trovare, ma, con il giusto sostegno, ci permette di vivere in maniera sempre più autentica la nostra vita e le relazioni con il prossimo. In quest’ottica, Stoà rappresenta un ambiente che dà notevole spazio alla crescita personale grazie al dialogo, alla condivisione e, in particolar modo, alle iniziative organizzate per “saziare” i giovani affamati di conoscenza, di arte e di bellezza in un mondo che, troppo spesso, si accontenta della superficialità. Arriviamo così al terzo ed ultimo pilastro, Eventi e cultura. Questi incontri sono un’occasione di arricchimento, di crescita e di riflessione su tematiche che toccano tutti da vicino, in modo tale da esaudire la nostra curiosità in un luogo in cui ogni pensiero conta.
I pilastri di cui abbiamo parlato rappresentano l’identità di Stoà, tuttavia, ancora più alla base troviamo i ragazzi che con passione e dedizione se ne prendono cura. Loro sono le figure cardine della gestione di Stoà e li abbiamo intervistati a fine serata. Sono i giovani responsabili delle diverse aree di Stoà che la rendono aperta, interattiva e ricca di vita.
Se dovessi raccontare un gesto che ti è capitato a Stoà, che ti ha colpito particolarmente, quale ti viene in mente?
“È capitato qualche sera fa, nel salone di Stoà. Veder tornare una ragazza da una giornata difficile dall’università e vedere un amico che la consolava, le metteva un braccio intorno alla spalla e le diceva, vai tranquilla… stava un po’ con lei, senza la pretesa di far passare nulla, ma davvero con la volontà di stare insieme, accompagnare.”
GIULIO – Gruppo Social
“In realtà ne ho molti, però forse il gesto che mi ha colpito tanto è stato come ho conosciuto Stoà. Quando, Don Giovanni (ex prete di San Giovanni), in una sera dopo il Covid ce l’aveva presentata e aveva detto che c’è un posto in centro a busto che è vostro e chiama voi. È bellissima come frase, mi ha colpito davvero tanto. Cos’è? È un posto per giovani, dei giovani, dove voi potete costruire qualcosa, se avete un interesse, se avete una passione, se avete una spinta verso gli altri che volete aiutare. E questa spinta la ritrovo sempre, insomma, essere propositivi è davvero una cosa che io voglio mantenere, perché è quello che mi è arrivato da Stoà, da Don Giovanni, che è stata un po’ una chiamata.”
EMMA – Gruppo Dialogando
“Pensare ad un gesto in particolare è difficile anche perché alcuni aspetti possono essere molto personali, però un gesto che non mi lascia indifferente è la volontà di partecipare alla chiamata della compieta, il momento prima di chiudere la serata, sia che si è lì per l’evento del giovedì o in un altro momento di preparazione dei gruppi. Tutti, quando ci sentiamo chiamati in cappellina a pregare non ci tiriamo indietro e cerchiamo di vivere quel momento uniti, ricordandoci il motivo che ci spinge ad essere lì, condividendo anche pensieri e riflessioni che altrimenti avremmo tenuto soltanto per noi.”
RICCARDO – Penne di Stoà
“Un gesto che mi è venuto in mente è relativo a quanto Stoà stia diventando davvero casa per tutti i giovani di Busto. I primi giovedì dopo l’adorazione che si andava a Stoà a mangiare la pizza, i tavoli venivano sempre sistemati e apparecchiati da noi che già conoscevamo la casa, una sera invece un ragazzo che non sapeva ancora bene dove fossero le cose in cucina mi ha chiesto dove fossero i bicchieri perché sarebbe andato lui a prenderli. Quella domanda mi ha colpito perché davvero mi ha fatto riflettere che gli abitanti della casa stavano aumentando! Quando sei invitato a casa di qualcuno, quando arrivi la tavola è già pronta; invece, a casa tua la tavola la si può preparare anche sul momento, insieme”.
MARGHERITA – Vita Comune
“Sicuramente uno dei momenti migliori è stata la vita comune referenti. Qualcuno già lo conoscevo, ma è stata una sorpresa trovare tante cose in comune, soprattutto il fatto che tutti cercassero di passare più tempo insieme, magari facendo smart working, seguendo le lezioni a distanza o cucinando per chi non c’era, sempre con uno sguardo attento nei confronti degli altri e di voler stare effettivamente dentro un’esperienza bella”.
CHIARA – Gruppo Eventi
Abbiamo anche raccolto i pensieri e le emozioni dei giovani che si sono approcciati da poco a questa realtà o addirittura per la prima volta, affinché potessimo scoprire non solo come i ragazzi vengono in contatto con Stoà, ma anche cosa questo primo incontro gli avrebbe lasciato. A questo proposito, è stato speciale notare che il filo conduttore della maggior parte delle risposte sia stata la meraviglia nell’aver trovato un luogo accogliente in cui potersi sentire parte di una grande famiglia, obiettivo che, grazie ai tre pilastri e ai ragazzi che li gestiscono, diventa ogni giorno più concreto. Con la sincera speranza che ciascuno possa diventare testimone della bellezza di Stoà, vi lasciamo alle riflessioni emerse e cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno dedicato un po’ del loro tempo a questo progetto!!
Come sei venuto a contatto con Stoà? Se ti ha invitato qualche tuo amico o conoscente, cosa ti ha raccontato per convincerti?
“Sono venuta a conoscenza di Stoà grazie a Margherita, referente del team “Vita comune” che me ne parlava ogni giorno. Inizialmente mi ha spinta a venire alle feste e poi mi ha convinta sempre di più a frequentare gli incontri.”
Ragazza, 21 anni
“Ho scoperto Stoà grazie ad amici che venivano già qua. In più, faccio parte della comunità dell’oratorio di Beata Giuliana che mi ha permesso di conoscere meglio questa realtà molto bella.”
Ragazzo, 20 anni
“Conosco il nome Centro Giovanile Stoà già da diverso tempo perché mi ricordo che in chiesa venivano dei ragazzi a presentare le iniziative. All’inizio, non ho mai dato tanta importanza alle attività che venivano proposte. Poi, invece, l’anno scorso in particolare, Stoà è diventata parte integrante del nostro percorso di catechesi”
Ragazzo, 23 anni
“Sono entrata in contatto con Stoà grazie a mia sorella che frequentava già gli incontri e mi ha detto di venire ad una catechesi del giovedì visto che non avevo gli allenamenti ed ero libera. Mi sono trovata molto bene come ambiente, come tematiche, e soprattutto, come percorso di crescita.”
Ragazza, 17 anni
Cosa ti ha colpito di questa serata di apertura? C’è qualcosa che vuoi ricordare in particolare? Ritornerai?
“Quello che mi ha colpito di più è l’ambiente familiare che c’è: anche se sono venuto poche volte qui, c’è un clima molto inclusivo, non si esclude nessuno, si cerca di aiutare anche i più timidi o comunque quelli che si chiudono automaticamente per il loro carattere. Direi che questa cosa mi è piaciuta molto, oltre al fatto che ho apprezzato tutte le attività varie proposte all’interno di Stoà. Credo proprio che continuerò a venire.”
Ragazzo, 20 anni
“La cosa che mi ha colpito di più è il legame che c’è tra tutti, sembrate veramente fratelli che si conoscono da una vita; invece, magari, provenite da vite completamente diverse e opposte. Si respira proprio un clima di accoglienza che ti invita a venire per scoprire cosa ti insegnerà veramente questa esperienza e quindi mi fido e verrò.”
Ragazza, 21 anni
“Di questa serata mi ricorderò sicuramente dei tanti visi nuovi che ho conosciuto e delle persone con cui ho parlato per la prima volta. Sono molto contenta adesso di ricominciare questo percorso.”
Ragazzo, 18 anni
“Sicuramente tornerò di nuovo. Mi ha colpito il fatto che ogni volta che si varca questa porta è come sentirsi a casa, è come fare un grande pranzo della domenica in famiglia. Solo magari stando in gruppo, avere la possibilità di aprirsi ed esporre i propri dubbi, qua viene un po’ naturale, nonostante non sia solita farlo. Per questo ritengo sia una bella esperienza.”
Ragazza, 17 anni
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