Argomentativo

“Se la notte di Pasqua il Messia…”

Lo scienziato sano?

Ogni volta che faccio una conferenza continuano a farmi la stessa domanda

“Tu, che sei un biologo, come fai a credere nel dio cristiano?”

Un dio che basa il valore della sua esistenza nel miracolo definitivo, l’abilità di battere la morte.

Tutte le volte non so come rispondere

Ma anche se lo chiedo a me stesso. 

La resurrezione non è un fatto storico, per il semplice fatto che un fatto non è, poiché non vi è una scienza che lo spieghi, anzi il metodo scientifico la elimina categoricamente dal reame della possibilità.

Perché io continuo a crederci?

Il valore del mio procedimento conoscitivo si annulla per questo motivo?

La maggior parte dei miei colleghi non capisce ma non li biasimo

Possono coesistere due certezze che hanno verità opposte?

La mia testa mi dice di no… ma la mia testa dice di si

È strano

Vale lo stesso per altre realtà?

Devo ripensare anche a…

Diario di un mercante

“Gesú Cristo è morto!”

Ascolto questa frase e non so come rispondere

“Gesù Cristo è rinato!”

E non so neanche se crederci

Non l’ho nemmeno mai visto

Ne ho sentito parlare decine di volte qui alla mia bancarella

Il “Nazareno Re dei Giudei”

Morto o risorto che sia, io dormo tranquillo la notte

Chissà cosa pensa di me, chissà se nelle sue credenze io sarò meritevole di un oltretomba “bello”? La sua versione dei “campi elisi”  magari?

O magari il mio ignorarlo è abbastanza per condannarmi?

D’altro canto mi sarebbe bastato fare quattro passi in piazza per sentirlo parlare, per vederlo vivere, per vederlo morire e vederlo “ri-vivere”. 

Peró, per Yahweh, dopo ore e ore al mercato, come mi si può dare torto se voglio sedermi nella mia casa, con la mia famiglia, pregando e ringraziando quello che so essere il vero Dio

Se fossi in lui, io penserei che…

Due Binomi. Quattro nomi?

Chiasmo. Spasmo.

Spasmo. Sonno.

Chiudo gli occhi e penso pensieri

Sfogliare. Rumore.

Vento. Voce.

Su delle consunte pagine ti sento parlare

Acqua. Vino.

Vino. Pane.

Se non è spezzato (condiviso), ha senso mangiarlo (viverlo)?

Inizio. Fine.

Fine. Ri-inizio.

Può ri-iniziare una cosa che è finita?

Ci sei ancora?

Repetita dolent?

È già passato un anno ed è arrivato di nuovo il momento di festeggiare la pasqua

Morte da annunciare e resurrezione da proclamare

E succede ogni anno, con qualche giorno di differenza sul calendario

Con ogni anno che passa mi sembra che la festa perda la sua forza

È un po’ come se mi venisse da dire “Mi tocca di nuovo festeggiare, ffffffff”

Prendiamola più larga: cucinare una pasta al pomodoro è memorabile? E fare il bucato?  Prendere il treno per andare al lavoro? 

Quanto senso ha rifare la pasta al pomodoro, al di là del saziare? Riprendere il treno, al di là del trasportare? Farsi la doccia, al di là del pulire?

Esiste qualcosa di speciale in questa ripetizione? O forse è la ripetizione a levare dallo speciale?

Ma è davvero così per tutto?

(…)

Ordinarietà e straordinarietà sono contrari.

Ma sono anche sinonimi

Un bacio della buonanotte da bambini, una serata senza far niente con amici, un abbraccio da chi ci ama, 4 pensieri diversi stesi in fila senza una fine.

Forse ho sbagliato a guardare la pasqua, forse ho sbagliato a valutare i riti.

Repetita dolent o repetita iuvant, sembra che queste due massime non possano condividere lo spazio della ragione ma…

Conclusione

È difficile parlare di una tematica complessa come la resurrezione senza passare attraverso la teologia, quindi ho pensato opportuno proporre una serie di ragionamenti e racconti, più o meno completi, sulla falsa riga del romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore…” di Italo Calvino, ma senza la “cornice”

Spero che almeno una delle provocazioni vi abbia generato interesse o curiosità che è vostro compito soddisfare, ciao 😉

Questo articolo, della rubrica “Le Penne di Stoà”, idea nata da giovani per i giovani, vuole essere un’occasione e un invito per venire a conoscere Stoà e tutti coloro che la frequentano tenendo a mente che i giovani hanno la responsabilità di alimentare e costruire la comunità pastorale per loro stessi e per i giovani del futuro.

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