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Per vedere la sua bellezza, devi prendere in prestito i miei occhi

Possiamo dire che la bellezza sta nello sguardo degli innamorati, ma come mai? Spesso, anche nel senso comune, le parole “amore” e “bellezza” sono strettamente collegate tra di loro.

Lo possiamo osservare nella filosofia, per cui da Platone in poi c’è la concezione che l’amore lo si raggiunge camminando la via della bellezza. Dante si innamora di Beatrice perché la vede bellissima, e anela a guardare ciò che è più nascosto in lei. Nella tradizione indiana, Krishna utilizza la sua bellezza per sedurre, e Majnun nel suo amore per Leila, è ossessionato dalla sua bellezza, nonostante il fatto che agli occhi degli altri non lo sia. “Per vedere la sua bellezza” – afferma- “tu devi prendere in prestito i miei occhi”.

Majnun e Leila nella tradizione indiana

La bellezza e l’amore sono collegati strettamente al desiderio per l’altra persona e le neuroscienze ci portano diverse evidenze che confermano quanto questi due concetti siano collegati tra di loro. Facciamo un’esperienza piacevole con le nostre facoltà visive e, come risposta, abbiamo delle attivazioni di aree del nostro cervello legate alla ricompensa e al piacere. L’abilità di riconoscere i volti degli altri è ricca di connessioni e, quando vediamo la persona di cui siamo innamorati, ci sono numerosi attivazioni corticali che ci portano a vederla come bellissima. C’è infatti la tendenza a valutare meno gli aspetti negativi dell’altro e a non riconoscerne pienamente i difetti.

Colpisce infatti la frase “Per vedere la sua bellezza, devi prendere in prestito i miei occhi”. Possiamo spiegarla dicendo che la persona di cui ci innamoriamo è la più bella perchè, con il nostro sguardo, la arricchiamo di un certo significato. Questo significato che diamo all’altro ci fa privilegiare gli aspetti positivi e vedere meno quelli negativi e, in conclusione, tendiamo a vedere l’altro nella sua bellezza. Tutto ciò è giustificato da una serie di attivazioni e de-attivazioni del nostro cervello, ma non toglie la magia e le sensazioni che proviamo e che abilmente sono state descritte nell’arte.

Pertanto, la connessione tra amore e bellezza è probabilmente nient’altro che un’espressione dell’intima connessione anatomica tra i centri coinvolti in queste due esperienze. Questo legame anatomico nel nostro cervello è così forte che le esperienze stesse diventano difficili da districare e che sperimentiamo nel guardare la persona amata.

Per saperne di più vi aspettiamo domenica all’evento con Filosofarti a Stoà

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