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IDOLO O SIMBOLO?

ìdolo s. m. Ogni oggetto, o immagine di oggetto, che sia adorato e venerato in quanto ritenuto una divinità o simbolo di una divinità.

Questa definizione getta luce sulla sottile ma cruciale distinzione tra il simbolo sacro e l’idolo, una distinzione che riveste un’importanza fondamentale nel contesto della fede.

La prima lettura di questa terza domenica di quaresima racconta che gli ebrei, dopo essere usciti dal paese d’Egitto accompagnati da Mosè, «si sono fatti un vitello di metallo fuso l’hanno adorato, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto”» (Esodo 32, 8).

Gli idoli rappresentano una distorta comprensione della realtà spirituale. La loro adorazione viene definita idolatria, pratica in completa opposizione con quello che il Signore disse a Mosè pochi capitoli prima: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.» (Esodo 20, 4-5).

D’altronde non dobbiamo trascurare il fatto che i simboli sono elementi che aiutano i credenti a comprendere e ad entrare in relazione con la realtà divina. Essi sono veicoli che, attraverso immagini, gesti, parole o oggetti, consentono ai fedeli di avvicinarsi a Dio e di approfondire la propria fede. Ad esempio, il crocifisso è un simbolo che rappresenta il sacrificio di Gesù per l’umanità, ma non è né deve essere considerato l’oggetto stesso del culto.

Può capitare però che un simbolo si possa trasformare in un idolo: se il nesso tra simbolo e oggetto simbolizzato si recide, non vi è più la rappresentazione di un contenuto nascosto, ma essa coincide con il contenuto, il simbolo stesso diventa la cosa simbolizzata.

Ad esempio, dobbiamo evitare che la preghiera stessa si trasformi in un idolo, in un “do ut des”. La preghiera serve per stabilire e mantenere una relazione personale con il Signore e non deve diventare solo un mezzo per ottenere una grazia, un aiuto: l’amore di Dio non lo si ottiene con uno scambio.

Una figura o una scultura che rappresenti la divinità funziona come simbolo quando il fedele vi fa ricorso come mezzo, quando la devozione al simbolo gli favorisce l’esperienza del divino; se invece l’orante crede che l’immagine sia il divino e dunque non va oltre la raffigurazione, questa è ridotta a un idolo.

Questo articolo, della rubrica “Le Penne di Stoà”, idea nata da giovani per i giovani, vuole essere un’occasione e un invito per venire a conoscere Stoà e tutti coloro che la frequentano tenendo a mente che i giovani hanno la responsabilità di alimentare e costruire la comunità pastorale per loro stessi e per i giovani del futuro.

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