Eventi

Fiori di campo

E tu come preghi? 

Pregare è il cuore della vita cristiana, eppure non è sempre facile. Impegni, pigrizia, stanchezza possono allontanarci da questa relazione che passo dopo passo cerchiamo di coltivare e che inevitabilmente ci plasma. 

Durante la catechesi di giovedì 16 aprile ci siamo confrontati su questo tema attraverso l’ascolto di alcune testimonianze e il dialogo con gli altri. 

Don Matteo ci ha aiutati a riconoscere come alcuni modi di pregare rischino di impoverire la relazione con Dio invece di farla crescere: una di queste forme è la preghiera miracolistica in cui cerchiamo di ottenere un segno. È una modalità che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sperimentato e che non è sbagliata di per sé. Soprattutto nei momenti in cui la sofferenza e lo sconforto ci intrappolano può essere una tentazione, ma dobbiamo ricordarci che la preghiera non serve solo a ottenere un miracolo, ma a riscoprire chi siamo davanti a Dio e a ricordarci che non siamo soli; altrimenti il rischio è pensare di non essere ascoltati e che non esista alcun bene. Un’altra forma è la preghiera del dovere che nasce quando ci sentiamo obbligati da qualcuno o da qualcosa a pregare, ma non sentiamo interiormente la necessità di coltivare quest’intimità. Un’ultima forma è la preghiera sentimentale: quella che avviene nei momenti più adatti, quando tutto va bene, si è all’interno di un gruppo affiatato e con la musica giusta di sottofondo. Si tratta di un tipo di preghiera molto intenso ed emotivo ma che non basta da solo. È facile pregare quando tutto va bene e ci sentiamo già in pace, dovremmo provare ad essere fedeli anche nei momenti di difficoltà, quando serve più impegno.

Un tema spesso emerso nella condivisione è stato quello della difficoltà a pregare, soprattutto a trovare una preghiera magari più riflessiva e “strutturata”, ma che sia al contempo personale. In molti hanno parlato di come sia più facile vivere la propria preghiera come azione, come impegno e servizio, piuttosto che come relazione con Chi ci conosce veramente; ma nonostante questa forma possa apparire meno “nobile”, anche la preghiera attiva è altrettanto valida: lavorare è sempre preghiera, se fatto con criterio. 

Nonostante ciò la realtà è che non è sempre facile mantenere la concentrazione necessaria ad aprire veramente il proprio cuore, ma questo non è una tragedia: pochi minuti di preghiera intensa possono valere quanto un’ora, se compiuti con serietà. Anzi, proprio qui sta la chiave: capire che la preghiera non deve per forza essere qualcosa di straordinario ed emozionante, ma è qualcosa che si vive nel quotidiano; più che un qualcosa: è una relazione, una relazione che dura tutta una vita. E come in ogni relazione, può capitare di avere momenti alti e momenti bassi, anche di arrabbiarsi, di sentire Dio assente o lontano da noi.

Gesù sulla croce grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” poco prima di morire. L’importante però è riconoscere che Dio non abbandona davvero, siamo noi che non sappiamo vederLo nei momenti più bui. Per questo è necessario poi riconciliarsi. Perché la relazione con Dio, tra le tante, ha due differenze particolarmente evidenti rispetto alle relazioni umane: Bontà e Misericordia infinite. È per queste che Dio è sempre degno di lode, e grazie a queste che possiamo affidarci totalmente a Lui. 

La preghiera è una continua crescita, un dialogo semplice e allo stesso tempo affascinante. Nessuno, forse, prega in modo perfetto, ma è questo il vero fine? Cos’è la preghiera se non fermarsi ad ammirare un fiore che cresce in un campo: selvatico, inaspettato, eppure elegante e bello. Chiunque, che sia carico di felicità o di tristezza, di rabbia o di paura, di solitudine o di vuoto, può riscoprirsi creatura amata, con la stessa sorpresa con cui un bambino vede il colore intenso dei petali farsi largo tra i fili d’erba: questi momenti di legame con Dio, di religione, possono sbocciare nelle giornate di tutti noi. Un fiore è rendere grazie; un fiore è chiedere aiuto; un fiore è affidare qualcuno; un fiore è gettare la spugna; un fiore è rialzarsi; un fiore è chiedere perdono; un fiore è ritrovare un amico… Si potrebbe andare avanti per una vita intera.

Grazie per aver letto questo articolo, ci piacerebbe sapere cosa ne pensi: quali messaggi o parole ti hanno colpito di più? Lascia il tuo commento qui sotto e contribuisci anche tu a questo progetto! Se vuoi sapere qualcosa in più su di noi Clicca Qui.

Autori

  • Ciao! Sono Giulia, ho 23 anni e sto per laurearmi in Economia, ma la mia grande passione è l’arte in tutte le sue sfaccettature. Mi piace essere creativa e lasciarmi ispirare dalla lettura.
    Nuoto da sempre e amo il mare; in generale mi ricarico stando a contatto con la natura.

  • Sono Isacco Speroni, ho 21 anni, studio alla facoltà di giurisprudenza all’università dell’Insubria, le mie passioni sono la letteratura e la montagna. Leggo saggistica, fantasy, e naturalmente i classici. Oltre a leggere, sono solito scrivere testi sia di poesia che di prosa, degli argomenti più disparati. Amo la montagna in tutte le stagioni, e ritengo che una buona escursione per arrivare a vedere un buon panorama sia una delle esperienze più soddisfacenti che la vita ha da offrire.

  • Sono Simone, ho 20 anni e studio ingegneria biomedica. Mi piace lo sport, il disegno, la musica e filosofare! Vedo Stoà come un luogo prezioso: oltre che una casa accogliente è anche uno spazio in cui si può ascoltare ed essere ascoltati. Penso che la sua parte migliore stia nel fatto che ci si può sempre mettere in gioco insieme: condividere bellezza, pensieri, parole... Vita!

Giulia Bonvissuto

Ciao! Sono Giulia, ho 23 anni e sto per laurearmi in Economia, ma la mia grande passione è l’arte in tutte le sue sfaccettature. Mi piace essere creativa e lasciarmi ispirare dalla lettura. Nuoto da sempre e amo il mare; in generale mi ricarico stando a contatto con la natura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *