EventiIntervista

Esercizi spirituali, 1-3 dicembre

Da lunedì 1 dicembre a mercoledì 3 si sono tenuti gli esercizi spirituali di avvento per i giovani di tutte
le zone pastorali della diocesi di Milano. Il titolo scelto per queste tre sere di meditazione, “In attesa
della Sua venuta”, si riferisce non solo all’attesa del Natale, ma anche all’attesa di Gesù vivo nella
nostra vita e, ancora prima, alla ricerca di una vita più profonda.

Il cammino di riflessione e di preghiera è stato guidato, durante ciascun incontro, dalla lettura di un
brano degli atti degli apostoli; seguiva poi una fase di meditatio per far risuonare la parola ascoltata e
capire cosa vuole comunicare, infine, dopo un breve momento di adorazione eucaristica, si
concludeva con l’actio, ovvero con una proposta di come dare concretezza a tutte le riflessioni nella
vita di tutti i giorni.

Il tema del primo incontro è stata l’ascensione di Gesù: il momento in cui Gesù abbandona la forma
terrena per “salire al cielo”. Mentre, spesso, questa viene vista come un abbandono di Gesù, è stata
presentata in modo diverso. Gesù se n’è andato, ma solo apparentemente: ci sta vicino tramite un
diverso tipo di presenza. Dopo l’ascensione Lui è ancora più vicino ad ogni uomo e donna, non più
solo ai discepoli. Ha fatto molto riflettere questo tema così controverso, posto proprio al primissimo
incontro, quasi a voler mettere in campo tutti i dubbi che può avere un giovane cristiano per affrontarli
con coraggio. Proprio da questo è partita la meditatio, condotta da don Gianluca: dal constatare la
grandezza della decisione di esserci, presa da ciascuno dei presenti.

Nella seconda sera la riflessione si è rivolta alla vita della prima comunità cristiana, che viveva nella
condivisione, e nella perseveranza: don Gianluca ci ha interrogati su quanto noi siamo pronti a
perseverare, soprattutto nelle relazioni, e a non lasciarci guidare solo dalle emozioni: è facile vivere un
rapporto, sia con un nostro pari sia con Dio, quando è pieno di emozioni forti e accattivanti, ma perché
questo diventi un rapporto veramente profondo, deve saper vivere anche quando le emozioni si fanno
più pacate, quando la vita, dopo i grandi eventi, torna alla normalità.

La terza sera il tema centrale che si è affrontato è stato l’incontro con Gesù, in particolare osservando
l’esempio della chiamata di San Paolo. Don Gianluca ci guida con uno stimolo molto forte: “vuoi
lasciarti incontrare da Gesù? Allora lasciati amare così come sei.” Gesù non ci vuole incontrare perché
siamo perfetti; Gesù è apparso a Paolo quando era sulla strada per uccidere dei cristiani. Allora come
possiamo noi dubitare di poterlo incontrare, se ha incontrato Paolo sulla strada per uccidere cristiani?
Spesso l’ostacolo per incontrare il Signore siamo proprio noi stessi, in un mondo che ci dice che noi
così come siamo non andiamo bene.

Intervista a don Gianluca

Alla fine di tutti gli esercizi spirituali, mercoledì sera, abbiamo intervistato proprio don Gianluca, che
ha predicato nelle tre serate.

In politica, ma anche nell’ambito della comunicazione, si dice che sì, la sostanza conta, ma si dà
ampio spazio anche alla forma, per cui volevamo chiedere, questo quanto conta nella
predicazione?

Non è poco: a volte la forma, lo stile, conta altrettanto. La sostanza, i contenuti, ci vogliono, e questo
credo non lo metta in dubbio nessuno, ma fa tanto la forma. Un altro aspetto che secondo me vale
altrettanto è il linguaggio, ossia un linguaggio che sia comprensibile a tutti, ma soprattutto a chi si ha
di fronte in quel momento, e questo a maggior ragione per noi.

Riprendendo le domande fatte lunedì sera, perché sei qui? Cosa ti porti a casa da questa
esperienza?

Io sono qui essenzialmente perché mi è stato chiesto; ho accettato volentieri questa proposta, ma
anche in realtà con un po’ di timore, perché, pur non avendo certo una grandissima esperienza di
predicazione, avere di fronte giovani dai 18 ai 30 anni (quindi alcuni anche con pochi anni meno di me)
non è semplice. Ho già partecipato a eventi del genere, e, forse paradossalmente, predicare agli adulti
è più facile. Perciò ci ho pensato un po’, ma alla fine mi è sembrata una cosa bella e ho accettato
volentieri. Mi porto a casa tanta speranza, nel cuore: vedere tanti giovani, ragazzi e ragazze normali,
con ciascuno la loro vita, che però sono in ricerca da un punto di vista spirituale, e vogliono andare un
po’ in profondità nella vita, mi commuove sempre; mi dà anche una speranza verso il futuro, al
contrario di quanto fanno tante notizie, sia in Italia sia, soprattutto, all’estero. Vedere che ci sono tante
persone della mia generazione e di quella dopo che sono in cammino, in ricerca… Questo mi fa
tornare a casa con tanta speranza in più.

Martedì ci hai parlato di come bisogna imparare anche la “fatica” nelle relazioni, la quotidianità,
il non dipendere dalle emozioni e dallo straordinario. Così però ci sembra ci sia anche il rischio di
perdere la volontà di andare avanti: come possiamo evitare questo?

Questo è un rischio, è vero, che quando si spegne l’entusiasmo si rischia di entrare nella routine,
sempre uguale; ma secondo me c’è un antidoto, almeno uno tra i tanti, ed è di iniziare a prestare più
attenzione alle piccole cose. Anche nelle azioni sempre uguali, nelle giornate che si ripetono, se
impariamo ad avere degli occhi che sanno guardare a quello che succede nella nostra vita e in quella
dell’altra persona, troviamo sempre delle sfumature diverse, che però ci fanno andare avanti. Poi
certo, questo non significa non cambiare mai niente, può anche cambiare qualcosa nella vita; però se
saprai vivere in profondità e non ti accontenterai della superficie, secondo me saprai vivere anche la
durata, e tutto ciò fa parte un po’ anche dell’invito che ho fatto a voi nella parte dell’actio martedì sera.

Riguardo a quanto hai detto oggi (mercoledì), come può chi è fermo, o si è fermato, nel proprio
percorso di fede, rimettersi in cammino?

Eh, bella domanda. (ride, n.d.r.) Non lo so, mi viene da dire che da un lato deve partire in primo luogo
dal singolo: se non parte dentro di te questo desiderio, tu puoi partecipare a tutte le catechesi, tutti gli
esercizi che vuoi, ma non si riesce a ripartire. Una cosa che si può fare per darsi un aiuto è farsi
domande: ogni volta che ci sentiamo arrivati, mettersi in discussione, cominciare a ragionare su
queste cose, anche quelle che diamo per assodate, e scoprire che poi o cambi tu, o cambia la vita, e
questo magari può rimetterti in cammino.

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Autori

  • Sono Isacco Speroni, ho 21 anni, studio alla facoltà di giurisprudenza all’università dell’Insubria, le mie passioni sono la letteratura e la montagna. Leggo saggistica, fantasy, e naturalmente i classici. Oltre a leggere, sono solito scrivere testi sia di poesia che di prosa, degli argomenti più disparati. Amo la montagna in tutte le stagioni, e ritengo che una buona escursione per arrivare a vedere un buon panorama sia una delle esperienze più soddisfacenti che la vita ha da offrire.

  • Sono Simone, ho 20 anni e studio ingegneria biomedica. Mi piace lo sport, il disegno, la musica e filosofare! Vedo Stoà come un luogo prezioso: oltre che una casa accogliente è anche uno spazio in cui si può ascoltare ed essere ascoltati. Penso che la sua parte migliore stia nel fatto che ci si può sempre mettere in gioco insieme: condividere bellezza, pensieri, parole... Vita!

  • Ciao, sono Riccardo ho 24 anni, sono ingegnere, educatore, montanaro e referente delle Penne di Stoà.
    Il mio desiderio qui, è quello di poter restituire la bellezza che percepisco e vedo nei volti e negli occhi dei giovani che la vivono. Insieme agli scrittori delle Penne, provo a trattenere su carta quell’attimo di sospensione di un'intuizione personale che si crea nel cuore e nella testa a seguito di una riflessione post evento, testimonianza, momento di preghiera, in ciascuno, affinché non sfugga.

Isacco Speroni

Sono Isacco Speroni, ho 21 anni, studio alla facoltà di giurisprudenza all’università dell’Insubria, le mie passioni sono la letteratura e la montagna. Leggo saggistica, fantasy, e naturalmente i classici. Oltre a leggere, sono solito scrivere testi sia di poesia che di prosa, degli argomenti più disparati. Amo la montagna in tutte le stagioni, e ritengo che una buona escursione per arrivare a vedere un buon panorama sia una delle esperienze più soddisfacenti che la vita ha da offrire.

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